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<title>TERRA DI MEZZO - Crotone</title><link>http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/</link>
<description>TERRA DI MEZZO - Crotone</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Il video sulla recente iniziativa, a favore del Mutuo Sociale, di CasaPound Crotone e Terra di Mezzo Crotone]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center">da <a href="http://www.youtube.it/terradimezzocrotone">www.youtube.it/terradimezzocrotone</a></p>
<p align="center"><embed src="http://www.youtube.com/v/sUMyuAr2b5g&amp;hl=en&amp;fs=1" width="425" height="344" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true"></embed></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1255]]></link>
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	<dc:date>2008-08-13T01:36:11+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[ALLO STATO NASCENTE - I mesi decisivi del Popolo della Libertà]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><img alt="" src="http://www.giannialemanno.info/images/sindaco.jpg" align="right" />da <a href="http://www.destrasociale.org">www.destrasociale.org</a></p>
<p align="justify"><strong><em>Intervento di Gianni Alemanno all’Assemblea di An – 26 luglio 2008</em></strong> <br /><br />Voglio cominciare dicendo con chiarezza che tutte le illazioni giornalistiche che si sono registrate alla vigilia di questa Assemblea in merito a divisioni e polemiche all'interno del Comitato di reggenza di An, appartengono alla tendenza di una certa stampa a creare la notizia anche quando questa non c'&egrave;. Queste grandi divisioni, questi contrasti, in realt&agrave;, non ci sono mai stati. <br />Siamo uniti nella volont&agrave; di condurre bene il processo di fusione di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libert&agrave;. C'&egrave; ovviamente anche un dibattito, perch&eacute; dobbiamo confrontarci senza ipocrisie, senza forme di "unanimismo" superficiale. Ma - ribadisco - non ci sono lacerazioni, non ci sono divisioni in questo percorso. Ci deve essere invece la volont&agrave; comune di fare un lavoro serio, cos&igrave; come si attende la base di Alleanza Nazionale, ma soprattutto si attendono i nostri elettori. <br />Credo che dobbiamo riflettere attentamente su questo passaggio: ci aspettano mesi decisivi, scelte importanti. L'ho gi&agrave; detto in altre occasioni, e lo ripeto anche qui: dobbiamo affrontare questo processo con determinazione, ma senza facili entusiasmi, senza la facile convinzione che tutto sia semplice, che non ci siano delle grandi insidie di fronte a noi. Dobbiamo essere vigili su queste insidie proprio per poterle sconfiggere insieme, anche con gli altri amici che faranno parte del PdL, a cominciare da Forza Italia e dalle altre forze politiche che entreranno nel nuovo partito. <br />Dico questo anche per sottolineare meglio quel rapporto di forza tra FI e An sintetizzato nella percentuale del "70-30". Attenzione, il 70 per cento sar&agrave; composto da Forza Italia, ma non solo. Ci sono infatti anche una serie di altre formazioni, come la Dc per le Autonomie, la cui rappresentanza sar&agrave; compresa dentro quel 70 per cento. E quindi l'equilibrio tra An e Forza Italia &egrave; molto pi&ugrave; equo di quello che appare. <br />Questo ci serve a comprendere che il Popolo della Libert&agrave; non deve essere soltanto l'unione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia. Deve essere, invece, una realt&agrave; che aggrega, che parla alla societ&agrave; civile, che mette in movimento nuove forme di partecipazione, che coopta persone dai ceti produttivi. Insomma, qualcosa di molto pi&ugrave; ampio della semplice fusione - pi&ugrave; o meno a freddo - di due partiti. <br />Insomma &egrave; necessario compiere questo processo, ma al tempo stesso capire quali sono i rischi che abbiamo di fronte. A mio parere, il rischio principale - presente sia nel PdL che nel Ppe - &egrave; quello di esprimere un generico moderatismo che sarebbe assolutamente inadeguato ai compiti storici e politici che il nuovo grande partito si deve assumere. <br />Questo "moderatismo" elevato a categoria ideologica, lo abbiamo visto espresso, in tutta la stagione della Prima Repubblica, nel ruolo svolto dalla Democrazia Cristiana. Ci troviamo di fronte ad un parallelo storico: dobbiamo costruire un grande partito di centrodestra, ma abbiamo alle nostre spalle il modello rappresentato da quel grande partito che &egrave; stato la Democrazia Cristiana. Ora, attenzione, - lo dico in particolare a tutti gli amici che sono arrivati in An da una militanza democristiana - io non intendo ripetere le vecchie critiche, un po' schematiche e superficiali, dei missini contro la Dc. Sia il Msi che la Dc, su basi ovviamente diverse, hanno avuto un ruolo storico fondamentale per evitare che l'Italia divenisse un Paese comunista. Quindi non voglio pi&ugrave; cadere nell'errore di demonizzare la vecchia Dc e cionondimeno dobbiamo tener presente cosa accadde durante la prima Repubblica. <br />In questi ultimi mesi si sono spesso ricordati i danni che il '68 ha prodotto in Italia. Ma la cultura del ‘68 si &egrave; imposta in modo dirompente non solo per colpa della "sinistra cattiva", ha dilagato anche perch&eacute; la Democrazia Cristiana, e il polo di centro che essa rappresentava, fu assente sul fronte delle battaglie culturali. Non possiamo dimenticare come i "moderati" di allora cedettero, pi&ugrave; o meno consapevolmente, l'egemonia culturale e sociale alla sinistra. La Dc non difese fino in fondo i valori fondamentali, proprio quelli che derivano dalla tradizione cristiana. Soprattutto non fece alcuno sforzo per governare, con valori alternativi alla sinistra, una societ&agrave; che si evolveva, che si stava modernizzando. <br />D'altra parte, quando parliamo di "moderati", immaginiamo la politica limitata alla dialettica tra un polo progressista e un polo moderato. <br />Una dialettica politica in cui agiscono due forze: una che, in quanto progressista, traccia l'evoluzione del Paese e un'altra che, essendo moderata o conservatrice, si limita a frenare quella evoluzione. I "moderati" non mettono in campo un strada alternativa per modernizzare il Paese, valori cos&igrave; forti da generare non una conservazione, ma un cambiamento, si limitano a limitare il cambiamento imposto dagli altri. <br />Questa non &egrave; la strada che dobbiamo percorrere. Anche perch&eacute;, se noi pensiamo allo scenario europeo, vi &egrave; una domanda che dobbiamo porci con estrema chiarezza: come mai il Ppe, che &egrave; una grande forza all'interno del Parlamento europeo, &egrave; sistematicamente subalterno sui grandi temi politici al Partito socialista europeo? Quando si arriva nel consesso di Bruxelles e Strasburgo si percepisce subito questa egemonia di sinistra, di cui i nostri ministri e i nostri commissari hanno spesso fatto le spese. <br />Ritroviamo tutto questo nelle direttive comunitarie che, troppo spesso, sono uniformate ai principi progressisti, che tentano di azzerare tutte le identit&agrave; e tutte le appartenenze, persino quella di genere, in nome di una falsa lotta contro ogni forma di discriminazione. <br />In Italia come in Europa dobbiamo lavorare per evitare che la nostra identit&agrave; si disperda in un indifferenziato contenitore politico, che, in nome di un generico moderatismo o di una visione puramente pragmatica della politica, rimanga vuoto di identit&agrave; e di valori. Dobbiamo impegnarci affinch&eacute;, nel rispetto delle molteplicit&agrave; e della diversit&agrave; tra le culture di provenienza, emerga chiaro un progetto di sviluppo culturale, politico e sociale che dia l'anima all'Italia di oggi e all'Europa di domani. La questione europea &egrave; gi&agrave; oggi il grande problema da risolvere per affrontare le sfide della globalizzazione, il fronte sul quale la Francia di Sarkozy si prepara ad intervenire con forza, durante il semestre di presidenza a Bruxelles. C'&egrave; l'urgenza di imprimere una svolta, di costruire un progetto storico, non soltanto per la nostra Nazione, ma per tutto il Continente europeo. Un progetto in cui convivano modernizzazione e identit&agrave;, come tante volte ci siamo detti. <br />Questo impegno politico si deve basare su un profondo lavoro culturale: i mesi che abbiamo davanti serviranno per rivedere, in termini non ambigui, le nostre priorit&agrave;, le nostre appartenenze profonde, i nostri riferimenti programmatici, per cogliere questo importante appuntamento avendo chiari i punti per noi irrinunciabili e le nuove sintesi che dobbiamo costruire. <br />Non dico questo per operare una "lottizzazione" culturale e programmatica tra le diverse componenti nel nuovo partito. Al contrario &egrave; necessario entrare in tutte le tematiche e rileggerle con attenzione; con una attenzione che deve essere, in qualche modo, la "nostra" attenzione. La destra deve essere presente in tutte le tematiche del centrodestra per influenzarle con il proprio punto di vista, non dobbiamo stare in un angolo, ma dobbiamo lavorare in ogni direzione perch&eacute; solo dal seme della nostra identit&agrave; potr&agrave; nascere un PdL in grado di cambiare profondamente l'Italia. <br />Prendiamo il tema cruciale del Federalismo. Sulla questione federalista in questi mesi ho cercato di studiare, di approfondire, anche nel senso di rivedere posizioni che in passato avevo sostenuto. Ritengo, anche qui, che sia necessario da parte nostra leggere questo tema attraverso un'ottica completamente diversa. <br />In genere, noi identifichiamo il concetto di Federalismo con un principio di divisione. Invece dobbiamo uscire dal luogo comune secondo cui da una parte c'&egrave; il Federalismo e dalla parte opposta l'Unit&agrave; nazionale. Il Federalismo nasce per unire, la stessa parola deriva dal latino foedus, ovvero l'unione dei diversi in un'unica realt&agrave;. <br />Per questo, il nostro compito &egrave; quello di riuscire ad applicare il Federalismo proprio per evitare il rischio di una deriva separatista. La sfida &egrave; proprio quella di riuscire a riunificare, a riconciliare in un disegno condiviso ci&ograve; che oggi &egrave; diviso, affrontando cos&igrave; uno dei grandi problemi storici della nostra Nazione. <br />Il paradosso - peraltro tante volte sottolineato da diverse posizioni culturali della destra - &egrave; che la grandezza del genio italiano, della cultura italiana &egrave; pi&ugrave; emersa nei momenti di divisione, che nei momenti di unit&agrave; statuale. La grandezza dell'Italia rinascimentale, la sua egemonia culturale a livello europeo, emerge nel momento in cui il nostro Paese &egrave; diviso, frastagliato in tante corti, regni e principati. D'altra parte, in tutta la stagione risorgimentale non possiamo dimenticare non solo il contrasto tra il Nord e il Sud dell'Italia, ma lo scontro tra l'identit&agrave; religiosa cattolica e le spinte liberali ed anticlericali. <br />Quindi per noi oggi il federalismo deve essere un modo non per provocare una separazione, ma per far nascere una nuova unit&agrave;; un'unit&agrave; che non sia pi&ugrave; calata dall'alto, con le Prefetture e gli apparati dello Stato centralista, copiati in modo pi&ugrave; o meno fedele dallo Stato napoleonico. Dobbiamo creare un'unit&agrave; che salga dal basso, capace di interpretare con fedelt&agrave; quelli che sono i diversi territori, le identit&agrave; locali, le varie realt&agrave; sociali. Tutto questo con l'obiettivo pratico - perch&eacute; c'&egrave; il rischio che rimanga pura e astratta teoria - di dare pi&ugrave; spazio e opportunit&agrave; ai territori competitivi. E quando parlo di territori competitivi non mi riferisco al Nord contro il Sud. Non parlo di realt&agrave; separate nel senso di rigida divisione regionale, ma di territori che sono presenti in tutte le regioni italiane e che, rappresentando un concentrato di sviluppo, cultura e crescita, possono trainare il resto della Nazione e ridistribuire ricchezza meglio di qualsiasi ordinamento livellato. Ecco perch&eacute; dobbiamo insistere sulla dimensione comunale e non regionale del Federalismo italiano. <br />Credo che il ragionamento che dovremmo fare, di fronte al tema del federalismo fiscale, o alla nuova legge sul Codice delle autonomie, sia proprio questo. Dobbiamo farlo partendo proprio dal Mezzogiorno, da quelle realt&agrave; del Paese che hanno pagato il prezzo pi&ugrave; alto in tutti questi anni per essere state una "colonia interna" dentro il meccanismo dell'unit&agrave; statuale. Una "colonia interna" che spesso ha visto le sue risorse migliori saccheggiate, sradicate, di fatto espropriate da dinamiche economiche e sociali disegnate sulle esigenze delle regioni pi&ugrave; ricche. <br />Questo vale anche per la Capitale. Agli amici leghisti ripeto sempre che quando parlano di "Roma ladrona" commettono un errore oggettivo, perch&eacute; la Capitale ha un gettito fiscale (delle famiglie e delle imprese) che &egrave; quindici volte superiore al trasferimento statale e regionale. Questo spiega come il centralismo fiscale uccida le potenzialit&agrave; di sviluppo internazionale di Roma, condannandola a rimanere una polverosa ed ingombrante capitale della burocrazia nazionale, invece di essere la grande capitale della cultura universale. <br />Roma deve avere un ruolo internazionale ed universale, proprio per diventare lo strumento di un salto di livello della nostra realt&agrave; nazionale. Abbiamo sempre pi&ugrave; bisogno, ormai &egrave; una necessit&agrave; storica, di dare un messaggio universale alla nostra identit&agrave; nazionale, al nostro essere italiani. Dobbiamo immaginare un'Italia in grado di confrontarsi con la globalizzazione, non soltanto in termini difensivi e regressivi, ma in termini propositivi e di sviluppo. Abbiamo bisogno di messaggi, di simboli di carattere generale e universale, di dare forza comunicativa e di sviluppo alla nostra identit&agrave;. <br />Roma pu&ograve; fare questo. <br />Dobbiamo sapere che la dimensione universale della Capitale pu&ograve; trainare il resto d'Italia, pu&ograve; essere un esempio e un modello. <br />È per questo che noi, in questo grande progetto, vogliamo che Roma non sia un contraltare del federalismo, ma si ponga all'avanguardia di questo processo proprio per orientarlo nel senso giusto. <br />Il punto centrale &egrave; poter dire a un territorio, ad una realt&agrave; comunale: "Sviluppati, cresci, applica politiche virtuose e avrai una percentuale di ritorno automatico del gettito fiscale che riesci a realizzare sul tuo territorio. Non sei livellato, n&eacute; nel bene n&eacute; nel male". Dobbiamo combattere in ogni contesto, anche quello territoriale, il livellamento egualitario che rifiutiamo per le persone e per le famiglie. L'unit&agrave; dell'Italia non sar&agrave; persa ma deve ritrovarsi nella tutela dell'interesse nazionale, nel principio di sussidiariet&agrave; che restituisce dignit&agrave; al cittadino alle famiglie e ai corpi intermedi, nella sovranit&agrave; degli organi centrali della Repubblica di intervenire tempestivamente ogni qual volta le autonomie locali degenerano. <br />Stesso discorso vale per i problemi legati al liberalismo e al liberismo vero e proprio. Noi del liberismo rifiutiamo la logica contrattualistica, individualistica ed utilitarista. Per contro, dobbiamo cavalcare fino in fondo quello che il liberismo pu&ograve; dare in termini di vera meritocrazia: tutto ci&ograve; che genera agonismo, competizione e voglia di emergere. In un'Italia troppo spesso divisa e conflittuale dobbiamo passare dall'antagonismo all'agonismo, fare della concorrenza la capacit&agrave; di competere con regole virtuose e verso obiettivi condivisi. <br />Un altro tema centrale &egrave; quello dell'economia sociale di mercato. Oggi abbiamo letto sui giornali che Berlusconi ha dichiarato che sta facendo "una politica di sinistra" per sottolineare gli sforzi del Governo sul fronte della politica sociale. Come se vi fosse un'equazione tra politiche sociali e politiche di sinistra. Gi&agrave; questo atteggiamento terminologico dimostra quanta subalternit&agrave; esista ancora oggi rispetto all'egemonia culturale della sinistra. <br />Al contrario dobbiamo rivendicare il ruolo della destra nell'affermare la dimensione sociale. Quante volte abbiamo discusso su questi temi nelle Assemblee prima dell'Msi e poi di Alleanza Nazionale, sottolineando come oggi la possibilit&agrave; di creare una solidariet&agrave; sociale sia radicata nei valori: si crea socialit&agrave; se si parte da appartenenze comunitarie, se si ha un senso religioso della vita, che impedisce di pensare al proprio interesse, al proprio successo vero e profondo, prescindendo dalle condizioni del prossimo che abbiamo di fronte. <br />Ecco perch&eacute; oggi possiamo definitivamente strappare di mano alla sinistra il valore della "socialit&agrave;". Su questo mi sono confrontato anche con il ministro Tremonti: gi&agrave; dalla settimana prossima ci sar&agrave; un segnale molto importante del Governo su questo versante. L'obiettivo &egrave; proprio quello di dare al modello di economia sociale di mercato un fondamento forte, perch&eacute; dobbiamo essere in grado di sottrarre le rappresentanze sociali dal radicamento ideologico della sinistra. Questa &egrave; una battaglia strategica. <br />In questo ambito si va a toccare un tema che forse &egrave; l'unico su cui ci siamo divisi nelle scorse settimane. Mi riferisco alla questione dei "fannulloni" nella Pubblica amministrazione sollevata dal ministro Brunetta. Premesso che anche in interventi pubblici sulla stampa ho sempre ribadito con forza l'appoggio alla linee programmatiche di Brunetta e di Tremonti, se vogliamo far vincere una linea di cambiamento dobbiamo evitare di scontrarci frontalmente con una intera categoria. Questa &egrave; una trappola in cui siamo gi&agrave; caduti durante il precedente governo Berlusconi con la questione dell'abolizione dell'articolo 18, che port&ograve; ad un conflitto disastroso e perdente con tutto il mondo sindacale e tutta la categoria dei lavoratori dipendenti. <br />Quando diamo l'impressione di attaccare un'intera categoria, lasciando intendere (in verit&agrave; non erano questi gli intenti di Brunetta) che tutti i lavoratori del pubblico impiego sono "fannulloni" da colpire, commettiamo lo stesso errore che fece la sinistra al governo demonizzando tutti i commercianti, tutti i professionisti, tutte le partite Iva. Parlo della logica delle "lenzuolate" dell'allora ministro Bersani nella quale, in sostanza, veniva attaccato il "nemico di classe" rappresentato dal ceto medio del lavoro autonomo. <br />Bisogna evitare queste forme di "lotta di classe" che creano fratture "orizzontali" di una classe contro l'altra, di un ceto contro l'altro, tra le diverse categorie di lavoratori: lavoratori dipendenti contro partite Iva, pubblico impiego contro lavoro privato, ecc. Per modernizzare l'Italia dobbiamo invece produrre delle "fratture verticali" all'interno di ogni categoria, dividendo e contrapponendo le persone valide da quelle che hanno comportamenti inaccettabili. Questa &egrave; la base per una vera meritocrazia e per rompere tutte le sacche di parassitismo e clientelismo che esistono nel nostro Paese. <br />I veri nemici dei "fannulloni" sono quei lavoratori del pubblico impiego che si impegnano e producono spesso con stipendi inadeguati e mezzi tecnici insufficienti. Non dobbiamo dire "morte ai fannulloni" quando parliamo del pubblico impiego, ma dobbiamo dire "viva i meritevoli": questo &egrave; un messaggio positivo, questa &egrave; la chiave per vincere in ogni realt&agrave;. Solo cos&igrave; si potr&agrave; fare una vera politica interclassista, capace di sfuggire radicalmente alla logica della lotta di classe, allo scontro tra i ceti e le categorie, favorendo una logica meritocratica per cui in ogni ceto, in ogni categoria siano premiati i migliori, i pi&ugrave; meritevoli, mentre vengono puniti tutti coloro che tirano a campare, non meritano, coltivano interessi personali illegittimi. Bisogna evitare, in quest'ottica, di ricompattare il fronte sindacale in uno scontro frontale con il Governo. Sarebbe un errore fatale: pu&ograve; anche darsi che la maggioranza degli italiani sia favorevole a uno scontro di questo tipo, ma non si pu&ograve; governare lacerando il Paese. <br />Sono sicuro che il Governo si muover&agrave; su questa strada. È necessario, anche per la modernizzazione del movimento sindacale, che emerga una spinta verso la partecipazione, verso il merito, verso la produttivit&agrave;, contro ogni forma di livellamento e di schematismo ideologico. Insomma, deve imporsi una nuova visione del sociale non condizionata dalla cultura di sinistra. Una politica sociale moderna, che non vuole essere generica filantropia, ma ambisce ad essere un elemento di reale crescita civile, non pu&ograve; non passare dalla valorizzazione delle rappresentanze sociali. Per questo &egrave; prioritario rompere la storica subalternit&agrave; di queste rappresentanze (dal sindacato alla cooperazione, passando per l'associazionismo sociale) nei confronti dell'ideologia di sinistra. <br />Ho fatto tutti questi esempi per dimostrare come sia necessario un grande sforzo culturale e politico per individuare i temi e le "parole d'ordine" del nuovo Partito. Per questo &egrave; giusta l'idea, che peraltro abbiamo concordato nel Comitato di reggenza, di una grande Conferenza programmatica da lanciare in autunno, che non sia una vetrina o una passerella, ma l'occasione per chiamare a discutere con noi le forze pi&ugrave; vive della cultura e della societ&agrave;. Una Conferenza aperta a tutti coloro che "sentono" gli stessi problemi e vogliono fare del PdL il "motore politico" per rimettere in moto l'Italia. Dobbiamo dialogare con tutte le forze vive che possono confluire nel PdL, affinch&eacute; i temi e i valori della destra emergano con forza e si impongano nell'agenda politica. <br />Abbiamo bisogno di una Carta dei valori e di un progetto programmatico che siano chiari e rigorosi, perch&eacute; &egrave; importante costruire il nuovo partito su fondamenti realmente condivisi. Dobbiamo portare questi principi in Europa, all'interno del Ppe, dove il nostro ingresso non deve essere segnato dalla rassegnazione di confonderci in un vecchio contenitore post-democristiano. La nostra dovr&agrave; essere un'entrata a testa alta, nello spirito di chi sta introducendo all'interno del Ppe valori determinanti per l'identit&agrave; europea, senza i quali il nostro Continente non avr&agrave; mai un progetto storico. Questa &egrave; la nostra missione, la nostra sfida, il nostro orgoglio. <br />Un ultimo argomento per concludere. Stiamo parlando non solo dei contenuti, ma anche delle regole del nuovo Partito. Ma le regole di un partito sono strettamente legate, in modo speculare, alla legge elettorale in vigore. Lo voglio dire con molta chiarezza: non sono d'accordo sull'abolizione sistematica delle preferenze. Questa sarebbe una scelta che certamente risolverebbe tanti problemi, come le clientele, i costi della politica e cos&igrave; via. Ma quando vediamo che si parla di "casta" per diffamare il ceto politico, si fa sicuramente riferimento ad una realt&agrave; autoreferenziale, ad una selezione basata su liste elettorali costruite a "tavolino", calate dall'alto sui cittadini. <br />Se noi crediamo nella meritocrazia che nasce dalla concorrenza in tutti i settori della societ&agrave;, non possiamo cancellare questi principi proprio all'interno del meccanismo elettorale e politico. Sarebbe una contraddizione di termini che finiremmo per pagare cara. <br />E allora, magari anche con forme miste, con soluzioni che in qualche modo tengano conto delle diverse esigenze (&egrave; giusto che in Parlamento arrivi anche il grande nome che non &egrave; attrezzato a raccogliere le preferenze), sono convinto che si debba ripartire dall'idea del ripristino delle preferenze, o della introduzione delle primarie previste per legge. Questo anche per sottrarre tutti gli esponenti di vertice del partito - compreso ovviamente il sottoscritto - da ogni imbarazzo e da ogni tentazione: ovvero la possibilit&agrave; e l'onere di decidere a tavolino quale amico sar&agrave; eletto e quale invece rimarr&agrave; fuori. Dobbiamo poter dire agli amici: "Hai una possibilit&agrave;, giocatela, se sei in gamba ce la fai". Insomma, restituiamo questa sovranit&agrave; di scelta agli elettori. <br />Il Popolo della Libert&agrave; deve essere un partito fortemente partecipato. Una realt&agrave; mobile, dinamica, che stimoli la crescita, che raccolga le forze vive della nostra societ&agrave; civile, nella nostra comunit&agrave; nazionale. Soprattutto l'atto di nascita del PdL deve essere profondamente sentito e vissuto. Per cogliere questi obiettivi, dobbiamo essere noi a dare l'impulso giusto: tutto il nostro retroterra di militanza, di partecipazione, di sacrificio, che ha contrassegnato il nostro modo di fare politica, lo dobbiamo travasare all'interno del PdL, per dar vita ad un partito dinamico, movimentista, protagonista, senza complessi di inferiorit&agrave; nei confronti della sinistra, con una grande capacit&agrave; di elaborazione culturale, con la profonda consapevolezza del progetto storico che abbiamo di fronte. Questa &egrave; la nostra sfida. <br />Quindi, mi chiedo, vi chiedo, chiedo soprattutto a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini, che dovranno essere protagonisti di questo atto di nascita, di fare in modo che i prossimi mesi siano contraddistinti da una grande mobilitazione. Abbiamo bisogno di un grande partito per dare le ali alla modernizzazione dell'Italia. E proprio per questo dobbiamo dare a questo grande partito radici forti e profonde nei valori, nei principi, nella militanza e nella partecipazione. <br />Dobbiamo giocarcela in campo aperto. Se lo costruiamo bene, questo Popolo della Libert&agrave; sar&agrave;, ancor pi&ugrave; di Alleanza Nazionale, un partito che potr&agrave; dare piena soddisfazione a chi affronta la politica con coscienza tranquilla, con determinazione, e soprattutto con la volont&agrave; di servire lealmente la nuova Italia. <br /><br />Gianni Alemanno <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1252]]></link>
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	<dc:date>2008-08-12T12:48:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Campo Mediterraneo 2008]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img style="WIDTH: 287px; HEIGHT: 172px" height="291" alt="" src="http://img108.imageshack.us/img108/23/26427170oy8.jpg" width="302" align="left" />da <a href="http://www.campomediterraneo.tk">www.campomediterraneo.tk</a></p>
<p align="justify">Campo Mediterraneo, questo il nome scelto per l'evento che si svolger&agrave; dal 30 agosto al 2 settembre presso il camping Aqua-In sulla marina di Ostuni, nella soleggiata provincia di Brindisi, sull'affascinante costa adriatica salentina. Promosso dalla Federazione di AG Brindisi, dal Circolo di AG Barletta, da tante comunit&agrave; di AG, AS e AU, in collaborazione con numerose associazioni e con le riviste AREA e PUGLIA D'OGGI, il campo &egrave; aperto ad ogni tipo di collaborazione e contributo. Numerosi ragazzi e ragazze di Azione Giovani, ma non solo, si ritroveranno in un'attrezzatissimo campeggio sul mare per discutere di politica, cultura, socialit&agrave; e riprendere quindi il percorso politico dopo la pausa estiva. Non un campo base, non un campo quadri, non una vacanza: nessuna ghettizzazione correntizia o di parte, ma tante scommesse da vincere ed un'identit&agrave; tutta da declinare tra AN, Forza Italia, Giovani delle ACLI, mondo cattolico e destra nazionalpopolare... Una novit&agrave; tutta solare e mediterranea, ma con radici profonde ed antiche. Ospiti d'eccezione interveranno nei dibattiti, che si concluderanno l'ultimo giorno con un'assemblea plenaria che far&agrave; ritrovare tutti i campeggianti alla grande festa nazionale di Atreju a Roma. In allegato trovate un'anteprima del programma dell'evento, le immagini del posto e i contatti. Per partecipare al campo, &egrave; assolutamente necessario prenotarsi tramite mail <a href="mailto:campomediterraneo@hotmail.it">campomediterraneo@hotmail.it</a> o tramite il sito <a href="http://www.campomediterraneo.tk">www.campomediterraneo.tk</a> A breve, sul sito, aperto ad ogni commento, saranno pubblicate ulteriori info, costi, e varie. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1253]]></link>
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	<dc:date>2008-08-11T23:56:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[AG Firenze e Casaggì commemorano i franchi tiratori]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/08/franchi-tiratori-2008.png"><img style="WIDTH: 165px; HEIGHT: 197px" height="1484" alt="" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/08/franchi-tiratori-2008.png" width="739" align="right" /></a>Azione Giovani Firenze e Casagg&igrave;, in collaborazione con Alleanza Nazionale, commemora i franchi tiratori fiorentini nel 64 anniversario della &ldquo;liberazione&rdquo; di Firenze. I franchi tiratori, giovanissimi combattenti per l&rsquo;Italia, si opposero strenuamente all&rsquo;invasione alleata della citt&agrave;, resistendo eroicamente per giorni. Molti di loro, poco pi&ugrave; che bambini, furono arrestati e fucilati dopo processi popolari e sommari, come ricordato da Curzio Malaparte nelle splendide pagine de &ldquo;La Pelle&rdquo; che narrano la tragedia di quei giorni di guerra civile. Ai festeggiamenti in pompa magna previsti dalle Istituzioni noi preferiamo la riflessione, affinch&egrave; si ricordino tutte le vittime della guerra civile e ci si soffermi dinanzi alla loro memoria. <br />LUNED&igrave; 11 AGOSTO ORE 11,30 - CIMITERO DI TRESPIANO <br />COMMEMORAZIONE DEI FRANCHI TIRATORI <br />&ldquo;E&rsquo; MEGLIO MORIRE PER VIVERE CHE VIVERE PER MORIRE!&rdquo; <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1254]]></link>
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	<dc:date>2008-08-10T17:05:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[NELLA NOTTE SONO APPARSI NUMEROSI STRISCIONI PER IL “MUTUO SOCIALE”!]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><strong><u><a href="http://img147.imageshack.us/img147/1030/09082008138ie0.jpg"><img height="159" alt="" src="http://img147.imageshack.us/img147/1030/09082008138ie0.jpg" width="230" align="left" /></a>AZIONE COORDINATA TRA TUTTE LE COMUNITA’ CALABRESI DI CASAPOUND ITALIA. A CROTONE AFFISSI DEGLI STRISCIONI NEI PRESSI DELLE ENTRATE CITTADINE ED IN PIENO CENTRO! <br /></u></strong><br />Nella notte tra l’8 e il 9 Agosto le comunit&agrave; militanti di CASAPOUND ITALIA (<a href="http://www.casapound.org">www.casapound.org</a>) della Calabria hanno svolto un’azione congiunta in merito all’annoso problema dell’emergenza abitativa e per evidenziare e sottolineare come il Mutuo Sociale (<a href="http://www.mutuosociale.org">www.mutuosociale.org</a>) possa essere la reale soluzione di questa problematica. <br />Sono quindi stati affissi decine di striscioni, con vari slogan, in numerosi centri nevralgici dell’intero territorio calabrese: dall’Autostrada Salerno-Reggio Calabria agli aeroporti, dalle stazioni ai villaggi turistici, ecc… <br />A rivendicare l’azione per il territorio crotonese &egrave;, ovviamente, Angelo Putort&igrave;, responsabile del gruppo, da poco costituitosi, di CASAPOUND ITALIA – Crotone, che hanno realizzato questa iniziativa insieme ai militanti di “TERRA DI MEZZO” Crotone (<a href="http://www.terradimezzocrotone.org">www.terradimezzocrotone.org</a>). <br />“Rivendichiamo con forza – dichiara Angelo Putort&igrave; – l’azione effettuata questa notte. Abbiamo realizzato numerosi striscioni a favore del Mutuo Sociale e per la risoluzione dell’emergenza abitativa, e abbiamo provveduto ad affiggerli in alcune zone importanti della nostra citt&agrave;, tra cui le due entrate principali ed in pieno centro cittadino. Siamo convinti che il progetto del Mutuo Sociale possa davvero essere la soluzione reale al problema della casa. Un progetto che prevede il “diritto alla propriet&agrave; della casa” come base fondamentale e che propone, in pratica, di creare un ente regionale che costruisca case e quartieri a misura d'uomo con soldi pubblici, vendendo a prezzo di costo queste case a famiglie non proprietarie, con una rata di mutuo senza interesse: una rata che non passa dalla banche, una rata che non superi 1/5 delle entrate della famiglia, una rata che non viene bloccata in caso di disoccupazione! In tutti i casi, sottolineiamo che questa, comunque, &egrave; solo la prima di una lunga serie di azioni dimostrative che la nostra comunit&agrave; si propone di portare a termine da ora in avanti in merito a questa e ad altre numerose battaglie di cui ci faremo promotori!” <br />In merito a questa azione militante, inoltre, verr&agrave; inserito a breve, sul canale YouTube di “Terra di Mezzo” Crotone (<a href="http://it.youtube.com/terradimezzocrotone">http://it.youtube.com/terradimezzocrotone</a>) un video esplicativo sull’intera iniziativa. <br />“In tempi non sospetti – aggiunge Daniele Caroleo (<a href="http://www.danielecaroleo.identitario.org">www.danielecaroleo.identitario.org</a>), leader della Comunit&agrave; Militante “Terra di Mezzo” di Crotone – siamo stati tra i promotori del progetto Mutuo Sociale nella nostra citt&agrave;, e abbiamo sempre sostenuto come l’emergenza abitativa fosse uno dei principali problemi del nostro paese. Abbiamo quindi aderito e collaborato attivamente per questa azione dimostrativa, insieme ai ragazzi di CPI Crotone, sperando davvero di riuscire a smuovere le coscienze dei nostri concittadini, e sottolineando la necessit&agrave; imminente di trovare una seria risoluzione al problema della “casa”. La nostra comunit&agrave; sar&agrave; sempre in prima linea in questa battaglia, sostenendo e promuovendo iniziative militanti, come quella di stanotte, e battendosi affinch&eacute; il problema dell’emergenza abitativa venga risolto, al pi&ugrave; presto, dalle nostre istituzioni.” <br /><br />CASAPOUND ITALIA – Crotone <br /><a href="mailto:casapoundcrotone@hotmail.it">casapoundcrotone@hotmail.it</a><br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1251]]></link>
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	<dc:date>2008-08-09T15:35:09+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[CALABRIA: SOLE, MARE....E MUTUO SOCIALE!]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://manolo-mureddu.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/manolo-mureddu/mutoosociale4bz.jpg"><img style="WIDTH: 173px; HEIGHT: 195px" height="195" alt="" src="http://manolo-mureddu.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/manolo-mureddu/mutoosociale4bz.jpg" width="187" align="right" /></a>Casa Pound Italia Calabria si presenta (<a href="http://www.casapound.org">www.casapound.org</a>). Non con un comunicato stampa,o una conferenza,ma con un&rsquo;iniziativa sull&rsquo;intero territorio calabrese,perch&eacute; &egrave; l&rsquo;azione il mezzo che questa comunit&agrave; ha deciso di utilizzare per portare avanti la propria lotta. Lotta contro l&rsquo;usura ed il carovita,per una giustizia sociale,che garantisca i diritti del cittadino,uno su tutti quello del diritto alla propriet&agrave; della casa. <br />Per questo nella notte tra l'8 e il 9 agosto i militanti di CPI Calabria hanno affisso decine di striscioni,sul Mutuo Sociale (<a href="http://www.mutuosociale.org">www.mutuosociale.org</a>), per ricordare che l'emergenza abitativa in Calabria &egrave; esistente ed ora pi&ugrave; viva che mai. L&rsquo;azione,partita sull&rsquo;autostrada A4 Salerno- Reggio Calabria,si &egrave; poi diramata in maniera capillare,investendo l&rsquo;intera costa ionica da Crotone a Locri,passando per Riace,circumnavigando Reggio Calabria per risalire la costa tirrenica,dallo scalo marittimo di Villa San Giovanni ,a Rosario,per poi proseguire lungo la costa ,dal circondario di Lamezia Terme, fino a Cosenza,concludendo cos&igrave; questa sorta di Tour logistico, che come un&rsquo;onda ha ricoperto tutti i punti nevralgici del turismo,compresi centri cittadini, aeroporti ,stazioni ferroviarie e villaggi turistici con lo scopo di ricordare a chi viene in vacanza in questa splendida regione,che il MUTUO SOCIALE &egrave; un diritto ed anche una necessit&agrave; ,per una terra, dove i diritti dei cittadini sono da tempo dimenticati,e le numerosissime risorse sono ad appannaggio esclusivo dei 'signorotti' di turno. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1250]]></link>
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	<dc:date>2008-08-09T15:25:17+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Ma che giochi sono questi??]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img height="532" alt="" src="http://simonespiga.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/16042/giochiolimpici.jpg" width="354" align="middle" /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1249]]></link>
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	<dc:date>2008-08-08T12:23:17+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[E' online il blog ufficiale del Campo Mediterraneo]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.campomediterraneo.tk"><img style="WIDTH: 356px; HEIGHT: 162px" height="162" alt="" src="http://img295.imageshack.us/img295/4440/29landzc3.jpg" width="410" align="middle" /></a></p>
<p align="center"><a href="http://www.campomediterraneo.tk">www.campomediterraneo.tk</a></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1247]]></link>
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	<dc:date>2008-08-07T21:11:49+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[6-08-1945 / 6-08-2008 Il Mondo non dimentica]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img height="196" alt="" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/08/usa.jpg" width="366" align="middle" /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1248]]></link>
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	<dc:date>2008-08-06T22:17:13+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Strage di Bologna: Alemanno, no a verità di comodo!]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><img height="192" alt="" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2007/02/gianni_alemanno.jpg" width="189" align="left" />da <a href="http://www.destrasociale.org">www.destrasociale.org</a></p>
<p align="justify">Fini ha perfettamente ragione, perche' c'e' un'altra pista, quella del vecchio terrorismo palestinese, che soltanto da poco si e' cominciata a esplorare. C'e' un'inchiesta in corso: a giugno il sostituto procuratore Giovagnoli e' stato in Germania per interrogare Thomas Kram, uno dei testimoni della pista palestinese. Che e' quindi totalmente aperta e sembra molto piu' seria, molto piu' promettente della pista nera&quot;. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in un'intervista al quotidiano 'La Repubblica' in merito alla strage di Bologna. <br />&quot;Sono a fianco di Cofferati -continua Alemanno- quando chiede verita' e giustizia, pero' gli ricordo che la giustizia e' sempre connessa alla verita'. Quando si cerca la verita' non bisogna fermarsi a quella che fa piu' comodo, sostenendo, dogmaticamente, che la pista palestinese sulla quale c'e' un'inchiesta in corso e' falsa. Per me non c'e' nessuna differenza tra chi denuncia che ancora i mandanti di Mambro e Fioravanti non sono stati trovati e chi dice 'esploriamo anche altre piste', perche' se i mandanti non sono usciti fuori e' perche' o la sentenza sulla matrice neofascista e' parziale o esistono altre piste da verificare&quot;. <br />Secondo il sindaco di Roma, &quot;Mambro e Fioravanti si sono macchiati di reati gravissimi, ma forse non della strage di Bologna&quot;. &quot;Io ritengo -conclude Alemanno- che la strategia della tensione abbia prodotto tante verita' che si sono sovrapposte nel tempo e sulle quali non e' stata fatta piena luce, e questo non riguarda solo Bologna. Spesso nel corso degli anni si sono preferite piu' verita' comode e ideologiche che verita' scomode. Dire che la bomba alla stazione potesse avere origine nel terrorismo internazionale era molto piu' difficile e problematico che addossare la colpa al terrorismo interno&quot;.</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1246]]></link>
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	<dc:date>2008-08-05T22:06:58+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Sicurezza, oggi arrivano i soldati nelle città!]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img height="195" alt="" src="http://www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/08/att_jpgphp.jpg" width="263" align="right" />da <a href="http://www.ilgiornale.it">www.ilgiornale.it</a></p>
<p align="justify">Roma - E&rsquo; operativo da oggi, per la durata di sei mesi, il piano-sicurezza per l&rsquo;impiego di 3mila militari nelle citt&agrave; italiane. Mille soldati saranno impiegati per la vigilanza di obiettivi sensibili (51 a Roma, 20 a Milano e 1 a Napoli); mille per il controllo dei Centri immigrati (a Lampedusa e in altre citt&agrave; o province) e mille per le pattuglie miste in 9 citt&agrave; (Bari, Catania, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Verona).L&rsquo;equipaggiamento dei militari Per quanto riguarda l&rsquo;equipaggiamento, i militari in pattuglia - provenienti da tutte le Forze armate, ma in gran parte dall&rsquo;Esercito - hanno l&rsquo;uniforme d&rsquo;ordinanza estiva, composta da pantaloni e camicia a maniche corte, e sono armati di pistola; quelli a presidio degli obiettivi sensibili e dei centri immigrati, invece, hanno mimetica e fucile. I soldati, che hanno ricevuto un addestramento specifico, avranno lo status di agente di pubblica sicurezza, ma non di agente di polizia giudiziaria: potranno identificare e perquisire, ma non arrestare, se non in caso di flagranza. L&rsquo;attuazione del piano costa alle casse dello Stato 31,2 milioni nel 2008 e altrettanti nel 2009 .La dislocazione a Milano E&rsquo; stato completato come previsto, alle 7, lo schieramento dei militari nella citt&agrave; di Milano previsto dal piano sicurezza del Governo e che li vede affiancare polizia e carabinieri. Oggi, primo giorno del nuovo dispositivo, i soldati sono schierati in dodici luoghi del capoluogo lombardo: si tratta di nove &rsquo;posti fiss&igrave; e di tre &ldquo;pattuglie appiedate&rdquo;. I soldati sono usciti alle 6.30 dalla caserma Santa Barbara di via Perrucchetti, sede del reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano, che ha il comando delle operazioni militari, coordinate dalla Prefettura, e sono in continuo contatto radio con le sale operative della Questura, del Comando provinciale dei carabinieri e della stessa caserma milanese. I militari, in tuta da combattimento ed arma di reparto (il fucile mitragliatore AR 70 Sc) sono presenti nei posti di vigilanza fissa presso il Consolato generale degli Stati Uniti, in via Principe Amedeo, la Sinagoga centrale, in via della Guastalla, le linee aeree El Al, in via Paolo da Cannobbio, il Consolato generale dell&rsquo;Egitto, in via Porpora, il Consolato generale della Turchia, in via Larga, il Consolato generale della Repubblica popolare cinese, in via Benaco, il Consolato generale del Regno Unito, in via San Paolo, il Consolato generale della Confederazione Russa, in via Sant&rsquo;Acquilino, e in Duomo. Le pattuglie, nelle quali i soldati portano solo l&rsquo;arma corta, la Beretta semiautomatica d&rsquo;ordinanza, sono operative nella zona della Stazione centrale, con la polizia, in via Padova, con la polizia, e nel quartiere periferico di Baggio, con i carabinieri.L&rsquo;arrivo nella Capitale Il defender dell&rsquo;Esercito italiano, alle 7 in punto di questa mattina, ha preso il posto della camionetta dei carabinieri davanti alla sede degli uffici diplomatici arabi di via Nomentana a Roma. Sono arrivati, oggi, i primi militari che sorveglieranno alcuni punti sensibili di Roma, in alcuni casi affiancati dalle forze dell&rsquo;ordine. I quattro soldati, in tuta mimetica con basco e anfibi imbracciano il fucile e si muovono avanti e indietro davanti al cancello degli uffici diplomatici. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1245]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.terradimezzocrotone.org/dblog/articolo.asp?articolo=1245</guid>
	<dc:date>2008-08-04T12:01:36+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Admin</dc:creator>
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	</channel></rss>